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una parola dal qohèlet

Ho cominciato da un po’ di tempo il lavoro per il coro da camera – 12 voci, un soprano, due mezzi, un controtenore, quattro tenori, due baritoni, due bassi – ed elettronica, per il progetto del cursus all’ircam. Ho scritto una prima parte, negli intenti, in dissipazione; è in accumulazione infatti, ma sono forse le energie dei coristi che si dissipano nel tempo e nell’aria – attraverso l’aria. I cicli di respirazione reggono la musica. Ho scritto quando i cantori devono inspirare e quando devono espirare – a meno che non producano dei suoni vocali, e questi sono sempre a bocca chiusa. Il tutto è pensato affinché l’accumulo della pressione dell’aria all’interno dei polmoni e delle vie respiratorie faccia aprire la bocca al cantante. L’ostacolo delle labbra viene così sfondato, e la voce può uscire, la bocca è aperta, si sente la “E” della parola “Hével”. Quel che viene dopo è da immaginare, ma l’accumulo e il suo sforzo saranno già passati – forse.

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